• Stefania Lusetti

Il libro sul comodino: "La Spinta" di Ashley Audrain


Una mamma vuole sempre bene al proprio figlio, lo accudisce, lo protegge, lo difende.

Una madre vorrebbe vedere in lui una versione migliore di sé, offrirgli le opportunità che lei non ha mai avuto.

Al tempo stesso si ripromette di non ripetere gli errori commessi dalla sua di madre. Sarà più tollerante, più comprensiva, più affettuosa.

Si bea nella convinzione che creerà con la propria progenie un rapporto unico, basato sull’amore e il rispetto.

Non vuole pensare che cattivi si può nascere, che un’antica tara di famiglia possa aver intaccato il DNA della creatura che ha portato nel proprio grembo, con amore e attenzione, per nove mesi.

Una madre, però, a un certo punto, apre gli occhi e nota ciò che gli altri non vedono.

All’inizio rifiuta l’evidenza dei fatti, poi osserva, vuole comprendere e infine accetta la realtà, qualunque essa sia.

Eppure, quando tenta di esternare i dubbi, è lei a essere invisa e attaccata.

Come può una madre arrivare a dubitare del proprio bambino?

E se fosse lei quella sbagliata? Se fosse lei la persona anaffettiva? Se fosse lei a non aver mai fatto nulla per costruire il giusto rapporto con il figlio?

“La spinta” è un romanzo su una gravidanza desiderata e una maternità difficile. Un rapporto complicato fra madre e figlia, fra marito e moglie, fra moglie e amante del marito.

Un romanzo splendido come solo pochi sanno essere.

Un ritratto di donna a tutto tondo in cui spesso, con sorpresa, ci ritroviamo.

Speriamo, gioiamo, soffriamo con Blythe. La comprendiamo perché siamo mamme e, da mamme, probabilmente, abbiamo vissuto un attimo, anche se fugace, in cui ci siamo domandate chi abbiamo messo al mondo, se il figlio si comporterà bene, se non sarà prepotente o vittima di prepotenza, se sarà affettuoso o strafottente, se avrà recepito i giusti insegnamenti o se non ne abbia ricevuti a sufficienza.

Uno splendido romanzo di esordio per la felice penna canadese di Ashley Audrain.

Una lettura indimenticabile, un dramma-thriller dai risvolti psicologici che non si vorrebbe mai abbandonare.

Consigliatissimo!