• Stefania Lusetti

Il libro sul comodino: Space di James Michener



Più che la terra e le sue profondità inesplorate, più che l’oceano con i suoi affascinanti abissi, è sempre stato lo spazio ad esercitare su di me un’enorme attrattiva. 

L’infinito del cosmo – concetto decisamente complesso per menti come la mia avvezze a ragionare in termini di confini e limiti – ha sempre rappresentato la vera ultima sfida per il genere umano. E, romanticamente, sono sempre stata convinta che soltanto uomini e donne dotati di enorme coraggio e di una buona dose di nervi d’acciaio potessero intraprendere viaggi così temerari verso lo spazio esterno. 

Molti anni fa acquistai un romanzo di James Michener il cui titolo, piuttosto generico, sembrava poter rispondere al mio desiderio di acquisire informazioni più dettagliate sul programma spaziale. 

Le prime pagine mi demoralizzarono: il primo capitolo dedicato ai razzi di Von Braun e alla seconda guerra mondiale resero sterile nell’arco di una serata il mio interesse verso il romanzo di questo grande scrittore. 

Tempo dopo lo ritrovai quasi intonso nella mia libreria e, in un attimo, si riaccese il mio antico interesse. 

“Space” è un corposo romanzo storico, scientificamente dettagliato e storicamente inappuntabile 

I pochi affascinanti personaggi di fantasia aiutano il lettore a immergerci in una piacevole e avvincente lettura. 

Si parte proprio dal papà dei famigerati razzi V2, progenitori dei più moderni razzi spaziali fino ad arrivare allo Shuttle (ora in “pensione”). 

Abbracciando quasi quattro decenni di storia moderna, James Michener non si limita a raccontare la conquista dello spazio, ma analizza il periodo storico e le relative conseguenze morali, psicologiche, sociali e religiose. 

Con enorme spirito critico fotografa gli umori di un epoca innovativa, ma non scevra di profonde problematiche politiche e relative conseguenze sociali: la guerra fredda, e con essa la spinta all’emulazione e all’umiliazione dei propri avversari, la guerra in Vietnam, i falsi moralismi di un’America bigotta, la nascita di decine di false religioni che condannavano la ricerca scientifica. 

In questo contesto complesso e articolato nasce, prospera, si blocca e riprende la ricerca spaziale e con essa l’antico quesito “ci sarà altra vita nello spazio?”. 

I personaggi di Michener sono uomini e donne legati al mondo politico e ad aziende aeronautiche, a scienziati e ingegneri e naturalmente astronauti e cosmonauti prestati dall’aviazione militare, collaudatori di jet supersonici pronti ad affrontare nuove sfide, accettandone gli altissimi rischi connessi. 

Una sinergia di forze legate essenzialmente dalla competenza scientifica e dalla reciproca fiducia fra uomini, ispirati da un unico obiettivo, ovvero superare ogni barriera solo apparentemente invalicabile. 

  Sono sempre stata un’ostinata sostenitrice della ricerca spaziale e “Space” ha trovato in me terreno fertile. 

   

Un razzo lanciato verso lo spazio, un astronauta impegnato in una riparazione esterna alla stazione orbitante ISS, i nostri orgogli nazionali come Samantha “Astrosamantha” Cristoforetti, Paolo Nespoli, Franco Malerba o le immagini trasmesse dal robottino/rover Curiosity riescono sempre a suscitare in me una profonda emozione e un infinito rispetto dell’intelligenza umana. 

Lo spazio, però, ha reclamato spesso il suo triste tributo. Ho ancora vivida nella mia mente le ultime due tragedie in ordine di tempo, quella del 1986 con l’esplosione del Challenger in fase di decollo con a bordo la prima civile e quella datata 2003 con la disintegrazione del Columbia in fase di rientro. 

Eppure la ricerca spaziale ha proseguito il suo cammino e recentemente sono intervenuti altri importanti protagonisti come Elon Musk con l’ambizioso progetto Space X e il programma spaziale che porterà l’uomo su Marte.

Avverranno altri stop all’esplorazione del cosmo, in parte dettati da disastri e in parte da crisi economiche, ma, fra difficoltà e interruzioni, si continuerà a esplorare, perché la curiosità dell’uomo è infinita, così come lo spazio intorno a noi. 


l’astronauta canadese Chris Hadfield reinterpreta “Space Oddity” di David Bowie