• Stefania Lusetti

La tua umiltà


L’inno ha suonato anche per te.

Prima il gradino più alto, poi il secondo.

Sempre il tuo bel sorriso, la felicità palpabile, la consapevolezza di aver raggiunto un grande risultato.

Primo fra venti, secondo fra trentasette.

Trentasette ragazzi, che, come te, si sono qualificati sognando il podio, quello stesso podio su cui sei salito due volte.

Quante volte sfiorerai quei gradini e quante volte ancora dovrai osservarli da lontano, ma lì desidererai tornarci, perché è quello che un atleta fa. Lavorare per superare sé stesso.

Dall’alto di quel podio hai creduto di aver raggiunto un punto di arrivo, quando hai iniziato la discesa hai capito che era soltanto un punto di partenza. Uno dei tanti.

E poi gli amici che ti hanno festeggiato, i tecnici con i loro complimenti misurati, noi genitori orgogliosi con gli occhi fissi sullo schermo blu col tuo nome in cima e tu, frastornato, quasi ti vergognavi a raccogliere quegli elogi meritati.

Momenti unici per noi, fantastici per te, fino a quando non ci hai chiesto di andare via, tornare in albergo o fare un giro in città, lontano da tutta quella gente, stanco dei sorrisi, delle pacche sulle spalle e degli abbracci sinceri.

La tua umiltà ha vinto ancora.

Hai ritirato le medaglie nello zainetto e silenziosamente, con il cuore gonfio di emozioni, ti sei avviato verso l’uscita. E noi, sentinelle felici e silenziose, ti abbiamo seguito.