• Stefania Lusetti

Nessun salvagente

Aggiornamento: 22 ott



Il giovane è al sicuro e osserva il mare in tempesta. Loro sono lontani parecchie miglia dal porto.

Faranno di tutto per salvarsi, anche buttare a mare colui che oggi chiamano amico, compagno di squadra, di avventura e di successi. Lo butteranno come si fa con un’inutile zavorra, convinti che il fine giustifichi i mezzi.

Scrutano il giovane da lontano e si compiacciono della loro meta che neppure riescono a intravedere.

Loro sono in viaggio e sono convinti che riusciranno a domare le onde più alte perché si sentono migliori, si credono inarrestabili, si vedono perfetti.

Sono convinti che il destino sia già tracciato e che il mare, prima o poi, si placherà.

Ma non sarà così.

Quel mare sconosciuto e zeppo di incognite sarà sempre più burrascoso e loro non hanno ancora maturato le giuste risorse per affrontarlo, nonostante siano certi della loro innata predisposizione a imporsi su tutto e su tutti.

Confondono sapienza con saccenteria. La loro unica arma è una boria malcelata.

E il giovane, muto osservatore, si limiterà a sorridere, senza lanciare, stavolta, nessun salvagente.