• Stefania Lusetti

Regole non scritte

Aggiornamento: 2 set


Odiava quell’immagine che ritraeva lei e sua madre in uno scatto che avrebbe dovuto essere spontaneo e gioviale.

Lo sguardo di Zoe era infinitamente malinconico, quella della madre esageratamente gioioso.

Si chiese come fosse riuscita a farsi convincere a colorare le labbra con quel rossetto rosso ciliegia così dannatamente volgare.

Sembrava una prostituta, anzi una prostituta bambina, nonostante i suoi quasi diciotto anni. La ragazza non si truccava mai e ciò la faceva sembrare più giovane di quanto già fosse in realtà.

La mamma, invece, di anni ne aveva cinquantadue.

“Per favore, mamma, togli quella foto dai social. Sono bruttissima”

“Ma cosa dici Zoe. Sei così…” rimase in silenzio qualche secondo quasi incapace a trovare un aggettivo adeguato “naturale”, terminò, mentre era intenta a togliersi lo smalto dalle unghie.

La ragazza rimase a fissare la donna che era entrata in un’assurda competizione con ragazze che avevano un terzo dei suoi anni. Da mesi postava scatti che la ritraevano con occhioni spalancati, mosse audaci, abbigliamenti seducenti, ammiccamenti provocanti che producevano puntualmente una serie di commenti appassionati da parte di un pubblico datato e facilmente eccitabile.

“Ti prego, toglila. Siamo assurde”

La mamma alzò gli occhi, lo sguardo s’incupì.

“Assurde? Perché lo saremmo?”

“Perché io non sono fotogenica e tu sei...”

Zoe si interruppe bruscamente. Si sforzò di trovare un sinonimo della parola che stava uscendo dalla sua bocca. Sarebbe stata troppo offensiva e non sapeva come l’avrebbe interpretata sua madre.

“Io sono cosa?” la mamma si era alzata dal divano, aveva appoggiato il batuffolo di cotone sul tavolino da tè e si era avvicinata alla ragazza con aria minacciosa.

“…ridicola”.

Nonostante la ricerca spasmodica di un termine più lusinghiero, Zoe aveva lasciato che la parola pensata originariamente fluisse dalle labbra con naturalezza.

Il rumore secco dello schiaffo sulla guancia arrivò in contemporanea al dolore e alle lacrime.

La ragazza coprì con entrambe le mani la guancia che si era arrossata immediatamente e si rifugiò in camera sua.

Era stata l’amica di sempre, Serena, ad averle aperto gli occhi.

“Tua madre sembra una ragazzina” le aveva detto un giorno mentre scorrevano alcune foto su istagram.

“Sì. E’ molto bella” aveva risposto Zoe

“E’ bella, ma è vecchia.”

“Non è vecchia” replicò con animosità.

“Non hai capito. Penso che sia troppo vecchia per posare in questo modo. Non voglio offenderla, ma questi atteggiamenti sono troppo giovanili. Sono adatti a noi, non a lei. Non sono da mamma”

Zoe, irritata da quel commento offensivo, replicò aspra:

“Lei può permetterselo. Non è colpa sua se tua madre non ha un bel fisico per queste cose”

L’amica non raccolse l’insulto e continuò il suo peregrinaggio sulle piattaforme digitali, mentre Zoe realizzò quasi immediatamente che Serena aveva ragione. Da quel giorno quasi tutte le foto in rete che ritraevano sua madre le apparivano di cattivo gusto, quasi al limite del grottesco.

Aprì l’anta dell’armadio su cui era fissato un lungo specchio e si osservò. Cercò di trovare, inutilmente, qualche tratto che potesse farla assomigliare, anche se vagamente, alla madre, ma non ne trovò neppure uno. I suoi occhi erano scuri, le labbra sottili, il naso leggermente sproporzionato rispetto al volto scarno. Ma ciò che la differenziava maggiormente da sua mamma era la timidezza che le impediva di vivere le regole non scritte di una società contemporanea che puntava essenzialmente all’apparenza.

“L’ho cancellata”

Zoe si voltò e trovò sua madre sulla soglia.

“Avevi ragione. Ero ridicola” proseguì

La giovane stava per ringraziarla, ma la madre la interruppe.

“Gli scatti dal basso mi fanno apparire grassa. Ne ho postata un’altra, ma tu non ci sei.”

La figlia annuì e rispose:

“Meno male che te ne sei accorta”.

Zoe si guardò un’ultima volta allo specchio e si accarezzò la guancia ancora un po’ arrossata e intorpidita.

“Non ti assomiglio” bisbigliò “e ne sono felice”.

Prese il cellulare e annullò tutte le iscrizioni ai social.


Foto di fauxels: https://www.pexels.com/it-it/foto/persone-che-tengono-i-loro-telefoni-3184435/