• Stefania Lusetti

Tocca a te sognare



Un vecchio dalla barba bianca sedeva sotto un albero di ciliegio. Abbandonati, accanto a lui, una lunga lancia e uno scudo malconcio.

Un bambino con i capelli sporchi e arruffati si avvicinò con cautela e con la mano toccò la punta della lancia.

“Non è appuntita” disse al vecchio con impertinenza.

Gli occhi dell’anziano si illuminarono.

“Quella lancia ha colpito tante volte e ora è un po’ spuntata, ma fa ancora il suo dovere”

“Quale dovere?” incuriosito il bimbo si sedette accanto a lui

“Quello richiesto da ogni buon cavaliere”

Il giovane, allora, avvicinò a sé lo scudo e, tracciando con il suo piccolo indice la circonferenza ammaccata, chiese:

“Tu sei un cavaliere?”

“Lo ero” rispose il vecchio.

“Hai vinto tante battaglie?”

“Neppure una”

“E sei stato ferito?”

“Tante volte”

“Allora perché eri cavaliere?” domandò il giovinetto con espressione ingenua.

“Perché il mondo aveva bisogno di me”

Il vecchio si voltò verso il bambino e per la prima volta lo osservò con attenzione.

Vide gli occhi vispi, lo sguardo curioso e provò un sentimento sconosciuto. Si trovò a provare invidia per la sua giovinezza, per il suo futuro, per i suoi sogni che ancora riempivano la sua piccola mente curiosa.

Una lacrima solcò il volto rugoso e il bimbo la notò.

“Perché piangi?”

“Perché sono vecchio e sono stato sconfitto. Ho smesso di combattere. Ho licenziato il mio fido scudiero e ho mandato a riposto il mio vecchio ronzino. Regalo i miei sogni a chi li vuole. Rimango nell’ombra senza rimpianti. Ho fatto ciò che volevo e ciò che dovevo. Ho creduto fino alla fine, fino a quando la forza non mi ha abbandonato, fino a quando la delusione non mi ha bruciato, fino a quando ho compreso l’inutilità delle mie speranze”.

Il bambino continuava a osservarlo senza comprendere pienamente le ragioni della tristezza del suo interlocutore, ma rimase in silenzio.

“Tutto ciò che mi è rimasto è qui: un vecchio scudo e una lancia spuntata”

“Li posso prendere io?” chiese timidamente il giovane.

“Perché li vorresti?”

“Per giocare a fare il cavaliere. Potrei fingere di combattere contro i draghi per salvare una principessa oppure per distruggere i cattivi del mondo” la voce del bambino cominciò ad animarsi sempre più, mentre con le braccia mulinanti fingeva di colpire nemici invisibili.

Il vecchio sospirò e poi sorrise come non faceva da anni. Forse non l’aveva mai fatto e una sensazione di euforia lo pervase.

Si alzò stentatamente, prese la lancia e lo scudo e li offrì al ragazzino.

“Tocca a te sognare”.

Vide il bambino sgranare gli occhi e lanciare un grido di gioia verso il cielo e poi lo vide trascinare la pesante lancia verso il vecchio mulino a vento mentre urlava divertito minacce a un mostro immaginario.

Don Chisciotte sospirò, scosse la testa in atteggiamento benevolo, si voltò verso ovest e si avviò verso il tramonto più bello che avesse mai visto.