• Stefania Lusetti

Un bel tacer non fu mai scritto



Adoro i conigli, li ritengo creature fantastiche. Sono simpatici, intelligenti, curiosi, straordinariamente belli, ma con un caratterino tutt'altro che accomodante. Come direbbero i pinguini di Madagascar, sono coccolosi, ma come gli stessi personaggi della DreamWorks, sono ribelli e permalosi. Il nostro si chiama Freddie e, come si può ben immaginare, è l’effettivo quarto membro della nostra famiglia. Mi diverto a "doppiarlo" insultando i presenti e richiedendo a gran voce l'unica cosa ve­ramente importante della sua vita: il cibo.

Dato l’amore per questi animaletti pelosi, sono iscritta a una pagina facebook che tratta la convivenza con questi incredibili esserini.

Inizialmente mi sembrava un modo divertente per trascorrere qualche minuto spensierato in compagnia di immagini tenere e simpatiche fino a quando non mi sono addentrata a leggere gli immancabili e spesso superflui commenti.

Alcuni iscritti, moderatori in primis, probabili vittime inconsapevoli di un’isteria collettiva, criticano pesantemente post e foto elargendo consigli non richiesti, rimproveri spropor­zionati, strigliate severe. E chi aveva postato l’immagine incriminata del coniglio che solo apparentemente appare bullizzato e maltrattato, si ritrova a doversi difendere da un tribunale giudi­cante somigliante a quello dell'Inquisi­zione. Ecco ciò che odio dei social: la libertà di esprimere opinioni e giudizi senza applicare filtri, senza riflettere, senza pensare alle conseguenze delle proprie parole e, soprattutto, ignorando la netiquette, quel bell’insieme di regole informali che dovrebbe disciplinare il buon comportamento su internet. E come sempre accade, il buono della tecnologia viene vituperato per colpa di cretini che dovrebbero imparare a tacere.

Fintano si colpisce una pagina sui conigli si può fare spallucce e proseguire, ma diventa più difficile accettare commenti di ignoranti fondamentalisti impazziti che discutono su temi delicati come politica, salute e famiglia.

Nulla ci vieta di esprimere un proprio giudizio. Siamo in un paese democratico ed è sacrosanto manifestare le proprie idee senza temere conseguenze, ma la ricchezza e la bellezza della nostra lingua dovrebbe esortarci a utilizzare un lessico appropriato e una naturale gentilezza.

Anche le idee più impopolari potrebbero essere, se non condivise, accettate se esposte con eleganza.

Gira in rete un bell’aforisma di Domenico Adonini “Nella vita reale siamo tutti vittime perché mettiamo la nostra faccia in mostra, sui social siamo tutti giudici perché un anonimato spaccone ci rende dei mostri”. Come dargli torto?