• Stefania Lusetti

New York: il gigante dai piedi d'argilla



Eccoci nella città insonne, il sogno americano per eccellenza. La nostra mente intrisa d'immagini cinematografiche Metropoli poetica e infernale, indaffarata e divertente, delle emergenze e delle feste.. Tutto enorme, senza limiti, sproporzionato e al tempo stesso affascinante, intrigante, seducente. Cerchiamo di mimetizzarci fra i cittadini: è impossibile. Siamo turisti e si vede. I nostri abiti, le nostre scarpe da tennis, l’immancabile zainetto Invicta tradiscono le nostre origini. Ma è soprattutto quell'espressione incredula ogni volta che alziamo gli occhi per cercare la fine degli edifici e l’inizio del cielo a renderci riconoscibili. E’ il 1997: le due torri, ancora inviolate e apparentemente incrollabili, sentinelle alla Statua della Libertà e Ellis Island, simboli di speranza e spesso di delusione per chi sognava un nuovo mondo e veniva respinto dall’isola dei controlli. I mille tiranti del ponte di Brooklyn, la guglia rilucente del Chrysler, la maestosità dell’Empire State Building, la sfida ingegneristica del Flatiron: tutto colpisce e stordisce, esagerato e sovradimensionato. New York e l’illusione di essere lontana, invincibile, intoccabile. Si è rialzata con vigore cercando di trasformare la celebrazione in oblìo, ma la mutilazione subita rimarrà eterna.